domenica 10 maggio 2009

Verso la disfatta

Questo post serve più a me che a voi. O perlomeno per ora serve solo a me, ma poi...

Uno dei miei sogni recenti è riuscire a completare la Trieste-Triglav-Trieste in 3 giorni senza usare mezzi motorizzati. Sono convinto che si possa fare ma va dimostrato. Un primo passo avanti in questo senso sarebbe dimostrare che si può arrivare in giornata in bici a Kobarid senza troppi problemi.

Questo primo passo è stato finalmente compiuto. Di seguito riporto il percorso e delle considerazioni, prima che spariscano dalla mia mente, in modo che possano essere utili quando dovrò costruire il percorso completo.
Il percorso che ho seguito è decisamente non ottimizzato ma non molto lontano dal percorso ideale, a parer mio.

Partenza ore 8.30. Molto tardi ma ne succedono sempre di tutti i colori.

L'uscita migliore è San Pelagio: non c'è il traffico di Fernetti e soprattutto è un valico in discesa quindi ci si può prendere la libertà di sfrecciare a 40 all'ora davanti alle garitte vuote. Ok è una coglionata e soprattutto poi bisogna risalire, ma rimane comunque il valico migliore.

Da lì è Carso puro fino a Komen. Ora ci sono lavori in corso nella piazza del paese, nel senso che manca l'asfalto ma c'è un carrobotte che bagna la strada perché non si alzi la polvere. Quindi è il regno del pantano.

Per uscire da lì bisogna prendere la strada per Dutovje ma poi girare subito a sinistra imboccando per Škrbina. È ovviamente impossibile chiedere indicazioni per questo luogo essendo, il suo nome, impronunciabile. La strada che segue è decisamente la meno trafficata per andare verso Nova Gorica, anche se si contende forse questo primato con la strada che passa per Šibelji, che non ho preso perché ho sbagliato strada, un po' per colpa mia e un po' perché le indicazioni lasciano a desiderare. Ad ogni modo bisogna salire perché in mezzo hanno messo una collina ma il dislivello viene perso come sempre subito dopo in una discesa a fuoco che rischia di mettere a dura prova i freni, già in pessime condizioni.

A questo punto, a Renče, Nova Gorica sembra ormai vicina e per raggiungerla la cosa migliore è seguire il primo che passa, oppure scovare dei cartelli nascosti dietro gli arbusti; il vero problema è che questa strada è vietata alle bici quindi pur di rispettare il rigido codice stradale sloveno si svolta bruscamente a destra e si finisce a Šempeter pri Gorici. Sembra di essere chissà dove ma poi non fai tempo a chiederti dove sei che giri l'angolo e sei in Italia.

E allora tanto vale sfruttare lo sbaglio per fare una seconda colazione a Gorizia, alle 11.20. L'uscita dalla città è ardimentosa, come tutte le uscite dalle città ma per culo riesco a trovare la Transalpina e a immettermi sullo stradone che risale l'Isonzo.

Stradone? Sì, ci sono essenzialmente due modi per arrivare a Tolmin da Gorizia.
1) stradone che risale il fiume (36 km). Ha il vantaggio che è la via più corta e, seguendo il corso d'acqua, ha sempre una pendenza accettabile; d'altro canto è una strada abbastanza trafficata e poco panoramica
2) scollinamento via Čepovan (39 km). È un po' più lunga e tira di più perché ci sono 400 m di dislivello da fare prima su e poi giù; in cambio offre meno traffico (credo) e un panorama più bello.

Io ho scelto la prima, più che altro perché sapevo che il giro sarebbe stato impegnativo anche senza andarmela a cercare, e comunque i tratti più trafficati di 'sto stradone si possono evitare sfruttando delle stradine dall'altra parte del fiume quindi per qualche km era ben sopportabile. E poi anche la valle dell'Isonzo offre degli scorci niente male. In futuro la scelta andrà fatta sulla base del tempo e delle gambe a disposizione.

A Plave si attraversa il fiume per seguire la linea ferroviaria e si cerca di stare sulla riva destra del fiume finché si può.
Checché ne dicano le carte, ad Anhovo bisogna attraversare ma il premio è la spettacolare visione del cementificio locale. Chi non ha mai visto un cementificio sloveno non può capire la sensazione di spaesamento, sconforto e stabilità che si prova in una situazione simile: forse dovrebbe farsi un giro a Trbovlje, il paese più terrificante della Slovenia.

A Kanal cominciano a comparire vari accessi alle sponde dell'Isonzo. Questi sono più o meno agevoli, ma quello che c'è subito dopo il paese è comodissimo con acqua bassa e senza corrente. In compenso fredda da gelarti anche i pensieri. Inoltre compaiono diversi cartelli che recitano "POZOR NEVARNOST" cioè "Pericolo di pericolo" o "Ocio al pericolo" che è abbastanza vago da non lasciarmi turbato.

Arrivo a Tolmin alle 13.30. Stanco. E mi svacco all'ombra di una fontana in piazza Primo Maggio a mangiare un panino al seitan (cioè un panino al pane). Le ore più calde trascorrono lente in questa piazza vuota di gente finché non decido di scoprire se l'acqua della fontana è potabile e vado in cerca di qualche vecchio che parli italiano. Infatti la mia presunzione postcoloniale, rafforzata dagli accadimenti di una calda e lontana serata Ptuj, vuole che tutti i vecchi sloveni parlino italiano.

"Prosim, govorite italijansko?" risposta negativa, "Govorite angleško?" pare di no, ma a quel punto attacca lui: "Sprechen Sie deutche?" poco. Allora entrambi capiamo che sarà una discussione difficile. Inizio io indicando la fontana, dicendo "voda" e facendo il gesto di bere dalla borraccia; il mio sguardo interrogativo svolge il ruolo di punteggiatura. Lui replica in uno strano sloveno-tedesco dicendomi che quell'acqua lì non la beve, lui beve quella di una fontana lì vicina che mi indica dettagliatamente come raggiungere. Missione compiuta.

Esaltato dal mio successo vado anche in gelateria a mangiarmi un gelato e aspetto le 15 per ripartire nel parchetto dietro la chiesa. Anche per il tratto successivo ci sono due possibili percorsi ma stavolta la scelta di evitare la strada principale ha solo vantaggi quindi il consiglio è quello di prendere la via che va a sinistra dando le spalle al portone della chiesa e grintah. Sembra di essere in Alto Adige, ma è l'Alto Isonzo. Kobarid è un paesotto e sono le 16.15 e i kilometri fin qui son 104. Entro in un caffè essenzialmente per lavarmi le mani e cerco di ordinare un caffè in sloveno ma il barista non vuole darmi soddisfazione e insiste a parlarmi in italiano.

Volendo andare al Triglav da qui si deve prendere per Bovec e Trenta (altri 40 km), o per la strada principale o, forse, per una stradina che parte dal ponte sull'Isonzo poco prima del paese. Bisogna controllare. In ogni caso io mi dirigo verso il confine per rientrare in Italia via Cividale. Il bello è che da qui è tutta discesa lungo il Natisone fino in pianura.

A Cividale un simpatico vigile, fin troppo interessato alle mie vicissitudini mi spiega come aggirare la statua di Giulio Cesare e prendere la strada per Cormons dove voglio prendere il treno fino a casa. "È molta strada", mi fa. In realtà sono meno di 15 km in leggera discesa, ma lui era un panzone. A Cormons (18.30) non riesco a fare il biglietto perché la macchinetta non dà il resto e non è abilitata ad emettere i biglietti per le bici. In uno slancio di grintah mando a fanculo Trenitalia e decido di proseguire in bici.

Ok avevo solo un paio d'ore di luce quindi me la son fatta tutta su statali trafficatissime ma d'altronde volevo tornare a casa. Arrivo alle 20.45 spossato per i 200 km e quasi incapace di respirare a causa di una nuvola di pollini di acacia che avvolgeva Cividale come se nevicasse. Però si può fare.

15 commenti:

Davide Fiocco ha detto...

Sei estremo.

Mene ha detto...

Non entri mai nel merito...

Davide Fiocco ha detto...

Ma esco dalla colpa hahahahahaha.

Mene ha detto...

La spiegazione del tuo umorismo squarciabudella puo' essere compresa guardando a che ora fai i commenti.

Vai a dormire, va la'.

Anonimo ha detto...

200 km? Ma veramente? Sei estremo.
AT

Davide Fiocco ha detto...

Now that you're a done physicist you don't dream of holiday still, don't you?

Keep the freaking blog up.

War and hate,

Your cagemate

Mene ha detto...

"vacanza" sono, ininterrottamente, gli ultimi sei anni.
La vacanza è già finita.

Davide Fiocco ha detto...

Mi permetto di osservare che di solito in "vacanza" c'è figa. Baci

Davide Fiocco ha detto...

Posta qualcosa su 'sta monnezza de blog per favore, ormai puzza di marcio pure lui!

Davide Fiocco ha detto...

Buon compleanno ultimo post di Mene.

Mene ha detto...

No, scusa un attimo, sul serio?

Beh stiamo davvero a pezzi: è ora di elaborare un piano.

Davide Fiocco ha detto...

DAJE

Anonimo ha detto...

WE WANT POZTS! WEZ WONTS POZT! WHY WONT POST? WE LAIK POZTZ!

at

Davide Fiocco ha detto...

TUNIZ TI AMO.
E si che ne avrebbe di roba da scrivere. Potrebbe pure cambiare la cacchio di foto, ormai siamo a Mene 3.0, ci sara' pure qualcosa da dire?

Davide Fiocco ha detto...

Embe'?